Guarire le ferite del passato per vivere serenamente il nostro presente 

Interventi di psicoterapia altamente specializzata per persone single, per coppie e/o  famiglie,  segnate da esperienze traumatiche, sofferenza,  instabilità  emotiva e forte vulnerabilibilità.
A chi si rivolge Psychè & Culture

Alcune delle situazioni con cui lavoriamo più spesso

Uno spazio pensato per offrire un ascolto competente, protetto e privo di giudizio a: 
  • Persone in situazioni di marginalità sociale
  • Migranti e richiedenti asilo
  • Expat e persone che si sono trasferite per studio o lavoro
  • Vittime di tortura, tratta, violenza e abusi
  • Persone che hanno già sperimentato altri percorsi senza beneficio
  • Sensibilità

  • Ascolto non giudicante

  • Rigorosità etica

  • Competenze interculturali

Il passato è passato quando non fa più male

Come apprendere dal dolore per lasciarlo andare

Quando le ferite emotive non trovano uno spazio di comprensione e soprattutto di elaborazione, il dolore resta bloccato dentro di noi, esprimendosi attraverso il corpo, interferendo nelle nostre relazioni e nella nostra vita presente.
In tali casi "aspettare" non è la soluzione ideale. Il tempo, da solo, raramente è sufficiente ad integrare esperienze e guarire ferite che ti hanno segnato profondamente.

Scegliere di prendersi cura delle nostre ferite, è il primo passo per ritrovare la serenità interiore. 
Perché nasce questo spazio

Un progetto che porta dentro di sé la complessità della clinica e dell'intercultura

  • L’incontro tra esperienze diverse

    Questo spazio nasce dall'incontro di professionisti con anni di lavoro in contesti clinici, sociali e interculturali, in Italia e all'estero. Ci unisce un modo condiviso di stare accanto alla sofferenza: con rigore clinico, sensibilità e un’attenzione profonda alla complessità delle storie personali.
  • Approcci integrati di ultima generazione

    Il nostro approccio integra diverse discipline: contributi delle neuroscienze, psicotraumatologia, clinica etnopsichiatrica e psicologia interculturale. Al centro del nostro intervento c’è sempre la persona, la sua dignità, la sua storia e le sue risorse, supportate da tecniche d'avanguardia per il benessere di mente e corpo.
  • L’intercultura come postura clinica

    Per noi l’intercultura è il riconoscimento che lingua, appartenenza e storia migratoria incidono profondamente sul vissuto psicologico. Costruiamo uno spazio dove la propria identità culturale non è un ostacolo, ma una parte essenziale del processo di cura e comprensione di sé.
  • Il valore della mediazione culturale

    Collaboriamo con mediatori esperti, facilitatori dell'incontro tra mondi diversi, garantendo che ogni vissuto emotivo sia compreso nel suo significato più autentico. Questo ci permette di offrire percorsi psicoterapici realmente accessibili, dove nessuna sfumatura di significato va perduta.
  • L'importanza della mediazione nei conflitti 

    La Mediazione come metodologia per la risoluzione delle dinamiche o agiti disfunzionali tra le persone o gruppi.
Il nostro approccio verso la persona

La nostra Vision

Tutti noi ci plasmiamo all'interno di una trama fatta di relazioni, storie, culture, ambienti, contesti e significati personali.

Quando ci racconti le tue difficoltà, cerchiamo di leggerle insieme valorizzandole nella complessità della tua storia di vita, che tiene in considerazione molteplici dimensioni:
 
  • emotiva/corporea
  • psicologica
  • relazionale
  • sociale, geo-culturale
  • storica e biografica
  • identitaria e simbolica

Tutte queste dimensioni raccontano qualcosa di te e nessuna deve essere ignorata. 
Chi siamo

Conosci i professionisti di Psychè & Culture

Proveniamo da contesti culturali diversi, tra l’Europa e l’America Latina, e condividiamo esperienze di lavoro sul campo in ambito pubblico e privato.  
Abbiamo maturato oltre 20 anni di esperienza clinica nella psicotraumatologia, nella psicologia delle migrazioni e nella psicologia interculturale, accompagnando persone che hanno attraversato confini geografici, culturali e biografici. 

L'intercultura per noi è una dimensione dell'essere che portiamo in ogni seduta. 
  • Dott.ssa Pilar Esteban Vidal

    Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale, esperta in EMDR, trauma complesso e della regolazione affettiva del Sé. Integra tecniche di Mindfulness, Respiro e aspetti della Clinica Sensomotoria.
  • Dott.ssa Manuela Pontoni

    Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale. Esperta in Etnopsichiatria, Psicologia delle Migrazioni e Psicotraumatologia. Oltra all'EMDR utilizza numerose tecniche e strumenti di ultima generazione.
  • Dott.ssa Tania Irene Rueda Ferreira

    Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Analisi Transazionale, esperta in EMDR e Compassion Focused Therapy nel trattamento del trauma. Collabora con la Dott.ssa Pontoni in diversi progetti nell'ambito della Etnopsichiatria.
I nostri strumenti di cura

Strumenti che mettono al centro la persona

Il nostro lavoro integra orientamenti e strumenti diversi, scelti in base alla storia della persona, alla fase del percorso e al tipo di difficoltà portata in seduta. Gli strumenti non vengono mai applicati in modo standardizzato. Sono parte di un lavoro clinico che resta centrato sulla persona.

Tra gli approcci presenti nel progetto ci sono:

  • Il Modello Sistemico Relazionale considera la persona all'interno dei sistemi relazionali - familiari, affettivi, sociali e culturali che contribuiscono a costruirne identità, emozioni e modalità di stare nel mondo. La sofferenza psicologica viene letta come espressione di dinamiche e significati che emergono nel contesto relazionale, con l'obiettivo di favorire nuove possibilità di comprensione, connessione e cambiamento ( nuove omeostasi).
  • Il termine si riferisce all'analisi degli scambi che avvengono tra le persone e in noi stessi. Un metodo terapeutico che esplora come ognuno di noi tende a relazionarsi attraverso tre stati interiori: quello del Genitore, dell'Adulto e del Bambino, che si attivano in modo diverso a seconda delle situazioni.Riconoscere quali stati e perché si attivano permette di comprendere le abitudini relazionali apprese nel passato, che continuano a condizionare il presente, e di costruire un modo più libero e consapevole di stare con sé e con gli altri.
  • La teoria sottolinea l'importanza del corpo nella regolazione emotiva e nel comportamento, spostando il focus dal solo cervello alla periferia del sistema nervoso. Inoltre spiega come il sistema nervoso autonomo moduli le nostre risposte a stress, traumi e relazioni sociali. Tra i concetti chiave della teoria riscontriamo la neurocezione (il sistema di sorveglianza interna dell'organismo; comporta la percezione senza consapevolezza; è un processo che scruta in modo persistente e inconsapevole i segnali di pericolo e di sicurezza del sistema nervoso autonomo.) e il sistema di ingaggio sociale che rappresenta un linguaggio biologico unico per la connessione.
  • La psicoterapia sensomotoria integra l'attenzione al corpo nel trattamento dei traumi e disturbi dell'attaccamento; si concentra sulle sensazioni fisiche, movimenti e le abitudini procedurali, mirando ad elaborare il trauma partendo dal corpo (approccio bottom-up) per raggiungere il sistema nervoso e, successivamente gli aspetti cognitivi ed emotivi.
  • Il termine unisce "etno" dal greco ethnos che significa popolo (cultura e appartenenza) e "psichiatria", la disciplina che si occupa della salute mentale. Si tratta di un approccio clinico che cura la persona tenendo conto della sua cultura, delle sue radici e del mondo da cui proviene. Non guarda solo al sintomo, ma alla storia intera di chi si ha davanti, inclusa l'identità culturale, che non è un dettaglio biografico ma parte integrante della sofferenza e della cura.
  • Studia gli effetti psicologici, relazionali e culturali dell'esperienza migratoria. Si occupa dei processi di identità, appartenenza, adattamento, trauma, perdita ed integrazione che possono emergere nel passaggio tra contesti culturali differenti.
  • E' un approccio terapeutico che considera l'influenza delle radici della propria cultura, della lingua, delle migrazioni e dei sistemi di appartenenza sull’esperienza psicologica della persona. Attribuisce particolare attenzione ai significati culturali della sofferenza, ai processi identitari e alle esperienze di sradicamento, discriminazione o trauma, favorendo uno spazio di cura capace di integrare mondi culturali differenti.

Tra gli strumenti troviamo:

  • Tradotto in lingua italiana significa desensibilizzazione e rielaborazione tramite stimolazione dei movimenti oculari. Si tratta di un approccio terapeutico che utilizza stimolazioni bilaterali per aiutare il cervello a riprocessare i ricordi dolorosi, trasformandoli da ferite aperte ad esperienze del passato, che non interferiscono più con il presente.
  • Sono pratiche che aiutano a portare l'attenzione al momento presente attraverso la consapevolezza del respiro e delle sensazioni corporee. Favoriscono la regolazione emotiva, la riduzione dello stress e una maggiore capacità di osservare pensieri ed emozioni in maniera non giudicante senza esserne sopraffatti.
  • Il nome si riferisce alla “terapia focalizzata sulla compassione”. Parte da un'osservazione concreta: molte persone capiscono razionalmente che i loro pensieri autocritici sono eccessivi ma continuano lo stesso a sentirsi inadeguate. La CFT lavora su questo divario, aiutando la persona a sviluppare un atteggiamento più gentile verso se stessa, attraverso esercizi di mindfulness, visualizzazioni e pratiche di autocompassione. Per il paziente significa imparare a trattarsi con la stessa cura che riserverebbe a qualcuno a cui vuole bene.
  • L'acronimo inglese significa “Riorientamento cerebrale profondo”. Un approccio terapeutico che stimola la parte più profonda del cervello, il tronco encefalico. È qui dove viene registrato lo shock prima ancora che possiamo realizzarne il pensiero o parlarne. Attraverso una consapevolezza guidata delle tensioni fisiche, si aiuta il sistema nervoso a completare la risposta di allarme rimasta bloccata al momento del trauma, senza dover rivivere i dettagli dell’accaduto.
  • E' un approccio che mira a favorire cambiamenti rapidi e profondi nei modelli emotivi e relazionali che sostengono il disagio psicologico. 
  • Un sistema di neurofeedback che utilizza l'analisi in tempo reale dell'attività cerebrale per fornire feedback sonori con l'obiettivo di favorire l'autoregolazione del sistema nervoso. E' uno strumento di allenamento cerebrale che viene utilizzato per promuovere maggiore equilibrio, riduzione dello stress e miglioramento del benessere generale.
I passi per lavorare insieme

Come iniziare il tuo percorso con noi

  • Contatto iniziale

    Scegli il profilo che senti più vicino alla tua situazione e contatta direttamente il professionista per un primo colloquio.
  • Primo colloquio

    E' uno spazio di ascolto e di conoscenza reciproca, utile a comprendere la tua richiesta. Si definisce eventuale contratto del percorso terapeutico.
  • Valutazione del percorso

    Insieme si valuta se e come proseguire, con quali obiettivi nel rispetto dei tuoi bisogni e tempi. 
FAQ

Hai dei dubbi? Qui trovi le risposte

Il nostro lavoro integra orientamenti e strumenti diversi, scelti in base alla storia della persona, alla fase del percorso e al tipo di difficoltà portata in seduta. Gli strumenti non vengono mai applicati in modo standardizzato. Sono parte di un lavoro clinico che resta centrato sulla persona.
  • Puoi leggere le schede individuali e scegliere il professionista con cui senti più affinità, in base ai suoi ambiti di lavoro e al suo approccio. Se non sai da dove iniziare, scrivici una mail: ti aiutiamo a orientarti.
  • Le modalità variano da professionista a professionista. Alcuni ricevono in presenza, altri online, altri in entrambe le forme. Trovi la modalità di ciascuno nella sua scheda. I percorsi online seguono le stesse modalità cliniche di quelli in presenza.
  • Sì. Non è necessario conoscere esattamente il problema per iniziare un percorso terapeutico. Molte persone arrivano sentendo un peso, una confusione o una difficoltà che non riescono ancora a definire. Il primo colloquio serve a fare chiarezza.
  • Il colloquio dura 60 minuti. Uno spazio di tempo pensato per permettere un ascolto reale, senza fretta.
  • È uno spazio di conoscenza reciproca, senza obblighi di prosecuzione. Serve a capire cosa stai attraversando e a valutare insieme se e come possiamo esserti utili.
  • Sì. Pilar Esteban Vidal e Tania Rueda Ferreira offrono percorsi terapeutici in italiano e in spagnolo.
  • Sì. Collaboriamo con mediatori linguistico-culturali formati, con lunga esperienza.
  • La durata dipende dalla situazione e dagli obiettivi della persona. Ogni percorso è costruito insieme, nel rispetto dei propri tempi. Ne parliamo fin dal primo colloquio.
  • Non c’è una soglia minima di sofferenza per chiedere aiuto. Se senti che qualcosa non va, questo è già un valido motivo per fare il primo passo e contattare il professionista. 
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